Osservazioni “Decreto primo maggio” – Avv. Andrea Musti

Con il “decreto primo maggio” anche la modifica della Legge istitutiva del CNEL n. 936/1986: le nuove competenze

Le modifiche introdotte dal Decreto-Legge 30 aprile 2026, n. 62, noto come “Decreto primo maggio”, alla legge istitutiva del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), la L. n. 936/1986. La riforma amplia significativamente le funzioni del CNEL, trasformandolo in un soggetto attivo nel monitoraggio delle politiche retributive, in stretta connessione con una recente ricerca condotta dallo stesso CNEL.

Contesto normativo e lacune preesistenti

L’analisi prende le mosse dal fondamento istituzionale dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, istituito presso il CNEL dall’art. 17 della L. n. 936/1986. Questo archivio si è consolidato come la più completa banca dati della contrattazione collettiva nazionale del settore privato. Tuttavia, la disciplina previgente presentava una “lacuna strutturale significativa”: l’assenza di un obbligo generalizzato di deposito dei contratti collettivi decentrati, sia aziendali che territoriali. La conoscenza di questo livello di contrattazione era frammentaria, affidata a monitoraggi parziali del Ministero del Lavoro e a studi di settore .

Le innovazioni del D.L. n. 62/2006

Il decreto interviene con due articoli principali, l’8 e il 9, che rafforzano il ruolo del CNEL

Art. 8: Monitoraggio e raccolta dei dati retributivi

L’articolo 8 istituisce un sistema integrato per la raccolta e condivisione dei dati retributivi, assegnando al CNEL un ruolo di coordinamento con enti pubblici e istituti di statistica come INPS, ISTAT, INAPP e INL. Gli obiettivi di questa collaborazione sono:

  • Raccolta dati integrata: Raccogliere e condividere dati retributivi disaggregati per genere, età, disabilità, settore economico e dimensione d’impresa.
  • Elaborazione di indicatori statistici: Sviluppare analisi periodiche per evidenziare la copertura retributiva della contrattazione collettiva e valutarne l’adeguatezza rispetto al principio di retribuzione sufficiente sancito dall’articolo 36 della Costituzione.
  • Elaborazione di indicatori correttivi: Definire indicatori relativi a produttività, incidenza del costo del lavoro, tasso di occupazione e variabilità della domanda settoriale.

La definizione dei criteri operativi e delle modalità tecniche è demandata a successivi decreti ministeriali, che dovranno anche specificare gli elementi informativi da dichiarare obbligatoriamente nelle denunce contributive per il “controllo del rispetto del salario giusto”.

Art. 9: Rapporto Nazionale sulle retribuzioni e monitoraggio della contrattazione decentrata

L’articolo 9 modifica direttamente la legge istitutiva del CNEL (L. n. 936/1986) attraverso due interventi:

  1. Modifica dell’art. 16 – Il Rapporto Nazionale sulle Retribuzioni: Viene introdotta la lettera c-bis) al comma 2, che impone al CNEL di elaborare, con cadenza almeno annuale e d’intesa con il Ministero del Lavoro, un “Rapporto nazionale sulle retribuzioni”. Questo documento, da trasmettere al Parlamento, dovrà contenere:«a) l’analisi dei livelli retributivi applicati; b) i dati di copertura contrattuale e i livelli di retribuzione minima contrattuale praticati nei principali settori produttivi; c) la valutazione degli effetti delle politiche di sostegno alla contrattazione collettiva eventualmente adottate; d) ulteriori elementi conoscitivi utili a valutare l’efficacia del sistema retributivo nazionale alla luce dei principi di cui all’articolo 36 della Costituzione». Questo nuovo obbligo consolida il ruolo del CNEL come osservatorio istituzionale delle dinamiche salariali nazionali.
  2. Modifica dell’art. 17 – L’Archivio Amministrativo della Contrattazione Decentrata: Viene aggiunto il comma 3-bis, che istituisce un archivio amministrativo dei contratti collettivi aziendali e territoriali, come parte integrante dell’archivio nazionale già esistente. Questo nuovo archivio conterrà i contratti depositati presso il Ministero del Lavoro. Al CNEL è affidato il compito di estrarre da tali contratti il “trattamento economico complessivo” in essi previsto, al fine di aggiornare l’archivio nazionale.                                                                                                                               

La Relazione del Cnel come presupposto della riforma                        

La Relazione n. 41/2026 del CNEL, intitolata «La contrattazione decentrata del settore privato: una esplorazione dell’Archivio CNEL», costituisce il presupposto empirico e scientifico che ha guidato l’intervento normativo. La stessa ricerca evidenzia il nesso con il D.L. 62/2026, spiegando che il nuovo archivio amministrativo consentirà “un più attento monitoraggio istituzionale del trattamento economico complessivo espresso dalla contrattazione collettiva anche decentrata” .

La ricerca ha documentato le difficoltà nel reperire i testi contrattuali di secondo livello, attribuendole all’«assenza di un obbligo generalizzato di deposito», che rende il fenomeno “poco conosciuto”. Al momento dell’analisi, l’archivio contava solo 796 testi di contrattazione decentrata, con una forte concentrazione nei settori manifatturiero e bancario-assicurativo. Le materie più trattate risultavano essere il premio di risultato, la formazione, il welfare aziendale e l’orario di lavoro.

La ricerca conclude che il nuovo archivio, pur non istituendo un obbligo di deposito generalizzato, permetterà analisi più consistenti e una maggiore “conoscibilità anche qualitativa del fenomeno” .

Sintesi conclusiva

Le modifiche introdotte dal D.L. n. 62/2026 ampliano le funzioni del CNEL, che passa da mero custode a soggetto attivo nel monitoraggio delle politiche retributive. La riforma si sviluppa lungo tre direttrici principali :

  • Creazione di una base informativa sistematica (Rapporto nazionale sulle retribuzioni e sistema di raccolta dati) per valutare l’adeguatezza delle retribuzioni rispetto all’art. 36 della Costituzione.
  • Superamento della lacuna conoscitiva sulla contrattazione di secondo livello tramite il nuovo archivio amministrativo, permettendo un’analisi qualitativa dei trattamenti economici.
  • Rafforzamento del controllo sull’applicazione dei contratti collettivi, grazie all’introduzione di un codice alfanumerico unico per i CCNL e a specifici obblighi dichiarativi nelle denunce contributive.