Responsabilità amministrativa 231 in caso di interesse dell’Ente alla violazione di norme di sicurezza.

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39129/2023, si è pronunciata su un caso di condanna per illecito amministrativo relativo all’aver omesso di dotare la porta scorrevole presente all’ingresso del luogo di lavoro di un sistema di sicurezza per impedire la fuoriuscita del cancello dalle guide o comunque di cadere, per colpa consistita in imperizia, negligenza, imprudenza nonché inosservanza delle norme in materia di prevenzione di infortuni sul lavoro, cagionando ad un dipendente lesioni personali gravi, essendo questi rimasto in parte schiacciato dal cancello che cadeva in terra, investendolo.

La difesa della società sosteneva l’insussistenza del requisito dell’interesse o del vantaggio dell’ente alla commissione dell’illecito, in quanto la società in concreto non si sarebbe giovata di alcun risparmio di spesa né di alcun incremento di economico, laddove la spesa per riparare il cancello sarebbe consistita in poche decine di Euro.

In tema di responsabilità amministrativa degli enti derivante da reati colposi di evento, i criteri di imputazione oggettiva, riferiti all’”interesse” o al “vantaggio”, sono alternativi e concorrenti tra loro, in quanto il criterio dell’interesse esprime una valutazione teleologica del reato, apprezzabile ex ante, cioè al momento della commissione del fatto e secondo un metro di giudizio marcatamente soggettivo, mentre quello del vantaggio ha una connotazione essenzialmente oggettiva, come tale valutabile ex post.

Ancora, in tema di responsabilità degli enti derivante da reati colposi di evento in violazione della normativa antinfortunistica, i criteri di imputazione oggettiva rappresentati dall’interesse o dal vantaggio, ricorrono, rispettivamente, il primo, quando l’autore del reato abbia violato la normativa cautelare con il consapevole intento di conseguire un risparmio di spesa per l’ente, indipendentemente dal suo effettivo raggiungimento, e, il secondo, qualora l’autore del reato abbia violato sistematicamente le norme antinfortunistiche, ricavandone oggettivamente un qualche vantaggio per l’ente, sotto forma di risparmio di spesa o di massimizzazione della produzione, indipendentemente dalla volontà di ottenere il vantaggio stesso.

Nel caso oggetto della pronuncia della Cassazione è stato ritenuto sussistente il criterio di imputazione oggettiva rappresentato dall’interesse, evidenziando che l’autore del reato aveva consapevolmente violato la normativa cautelare allo scopo di conseguire un’utilità per l’ente, rimarcando anche che il risparmio di spesa avuto di mira, pur modesto, non era certo irrisorio.

Alcune riflessioni sulle pensioni ed il ceto medio.

 

L’inflazione ha sicuramente decurtato le pensioni, sia di fascia bassa, sia quelle di fascia medio-alta: le prime hanno recuperato assai poco dai ritocchi decisi dal governo, le seconde per niente, di fatto sono bloccate.

Non si tratta, ovviamente, di legare l’importo della pensione al grado di inflazione, ma di ritoccare gli importi secondo una scala già peraltro fissata da accordi in sede ministeriale. La questione non è di poco conto poiché investe il modus vivendi della classe media, assai bistrattata in questi anni, tanto che qualche sociologo ha azzardato addirittura la sua scomparsa.

Va pure aggiunto che i pensionati, come tutte le categorie a reddito fisso, sono puntuali pagatori del fisco (alla fonte) e quindi sono una parte considerevole di quel 13% di italiani che pagano il 60% di tutti gli introiti fiscali.

La UIL per tali ragioni ha deciso di rivolgersi al giudice. “Abbiamo avviato cinque cause-pilota dice il segretario generale della Uilp, Carmelo Barbagallo contro il taglio della rivalutazione di tutte le pensioni di importo superiore a 4 volte il trattamento minimo Inps, che è pari a 2.101,52 euro mensili lordi, disposto dalla legge di Bilancio 2023. Vogliamo mantenere alta l’attenzione su questa ennesima ingiustizia, decisa oltretutto in un momento di forte crescita dell’inflazione. Interessa circa 3 milioni e mezzo di pensionati. Non è possibile che ogni volta che servono risorse si vadano a prendere dai pensionati. Naturalmente il nostro impegno è parallelamente rivolto anche alle pensioni di importo più basso, non c’è contraddizione in questa duplice difesa del potere d’acquisto”.

Le rivalutazioni delle pensioni sono state ulteriormente tagliate tra il 25% ed il 68%, penalizzando fortemente il 28% dei pensionati.

Si tratta di 3,5 miliardi di euro lordi (2,1 miliardi netti) che i pensionati medio-alti avrebbero dovuto ricevere e invece rimarranno fermi. Chi percepisce 3.600 euro lordi mensili alla fine dell’anno ne perderà oltre 1.427. Ancora peggio per chi riceve pensioni superiori.

Sono state cancellate le fasce di perequazione automatica che erano state previste dal governo Draghi e ne sono state introdotte ben sei che quasi azzerano la rivalutazione a chi prende una pensione più consistente del minimo.

Un pensionato con assegno superiore ai 100mila euro lordi l’anno ha perduto dal 2006 a oggi un’intera annualità a causa delle ripetute decurtazioni dell’adeguamento.

In particolare, il Sindacato lamenta che “Il criterio e l’entità (inadeguata e insufficiente) della perequazione della pensione per l’anno 2023, calcolata ed erogata dall’Inps, è manifestamente in contrasto con in principi fondamentali richiamati più volte dalla Corte Costituzionale, che anche nel 2020 aveva decretato che la perequazione delle pensioni dev’essere volta a garantire nel tempo l’adeguatezza dei trattamenti e a salvaguardarne il valore reale al cospetto della pressione inflazionistica”.

In effetti, la stessa Consulta in passato aveva affermato che: “L’eventuale introduzione da parte del legislatore di meccanismi limitativi della perequazione pensionistica incontra il limite, inderogabile e invalicabile, dell’osservanza dei principi di eguaglianza sostanziale ed è soggetta a rigorosi vincoli quantitativi, temporali, di proporzionalità e di ragionevolezza”.

Rapporto tra reato di maltrattamenti e licenziamento.

La Corte di Cassazione, Sezione Penale, con la sentenza n. 38306/2023 si è pronunciata sulla vicenda di una titolare di negozio, nel dettaglio una parrucchiera, imputata per il reato di maltrattamenti fisici e morali, aggravati dalla condizione di gravidanza della dipendente, commessi nel corso del rapporto di lavoro, conclusosi peraltro con un licenziamento per giusta causa.

In particolare, si dibatteva del delitto di maltrattamenti nella declinazione del cosiddetto mobbing verticale ovverosia le condotte vessatorie e prevaricatorie poste in essere dal datore di lavoro (o da soggetto gerarchicamente sovraordinato) nei confronti del dipendente-persona offesa.

Le condotte vessatorie si erano protratte negli anni ed erano consistite in umiliazioni ed insulti alla presenza di clienti del negozio e colleghe di lavoro della vittima, nell’obbligo di lavorare gratuitamente oltre l’orario previsto, nell’ostacolare in tutti i modi la dipendente a restare incinta e portare a termine la gravidanza minacciandola di licenziamento se questo fosse avvenuto.

A livello penale non rileva la valutazione di legittimità del licenziamento per giusta causa pronunciata dal Tribunale del lavoro, in quanto “la condotta vessatoria integrante mobbing non è esclusa dalla formale legittimità delle iniziative disciplinari assunte nei confronti dei dipendenti mobbizzati“.

Infatti, il licenziamento per giusta causa presuppone condotte gravemente inadempienti del lavoratore che ledono irrimediabilmente la fiducia del datore di lavoro e restano confinate nella relazione tra le parti private.

Al contrario, il delitto di maltrattamenti, nella sua accezione di mobbing verticale, è un illecito penale di mera condotta, perseguibile d’ufficio, che si consuma con l’abituale prevaricazione ed umiliazione commessa dal datore di lavoro nei confronti del dipendente, approfittando della condizione subordinata di questi e tale da rendere i comportamenti o le reazioni della vittima irrilevanti ai fini dell’accertamento della consumazione del delitto.

La figura e gli obblighi del preposto.

Il sistema prevenzionistico nei luoghi di lavoro è tradizionalmente fondato su diverse figure di garanti che incarnano distinte funzioni e diversi livelli di responsabilità organizzativa e gestionale: si fa riferimento al datore di lavoro, al dirigente ed al preposto.

In realtà complesse può riscontrarsi la presenza di molteplici figure di garanti: tale complessità suggerisce che l’individuazione della responsabilità penale passa non di rado attraverso una accurata analisi delle diverse sfere di competenza funzionale.

L’art. 2 del D.Lgs. 81/08 definisce il preposto come “la persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa”.

Secondo la definizione normativa, per preposto deve intendersi il soggetto preposto alla attività lavorativa cui sovrintende e non genericamente preposto alla sicurezza sul luogo di lavoro.

Dunque il preposto controlla la corretta esecuzione del lavoro, ossia esercita la necessaria vigilanza sul corretto svolgimento del lavoro.

In effetti, la qualifica di preposto deve essere attribuita più che in base a formali qualificazioni giuridiche, con riferimento alle mansioni effettivamente svolte nell’impresa (Cass. 17202/2019) e comunque non necessita di essere dimostrata attraverso prove documentali attestanti la formale investitura ben potendo essere desunta da circostanze di fatto (Cass. 31863/2019).

Gli obblighi di vigilanza, di fornire indicazioni di sicurezza, di informare i lavoratori del pericolo, di segnalare ogni condizione di pericolo e ogni deficienza delle attrezzature di lavoro, di interrompere ogni attività in presenza di condizioni di pericolo rientrano tutti negli obblighi del preposto.

Non va nemmeno dimenticato che per organizzare e attuare la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, la prevenzione funziona bene soltanto con la collaborazione di tutti gli attori, dal datore di lavoro al dirigente, al preposto e ai lavoratori, ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni e competenze.

L’obbligo di individuare i preposti, stabilito dall’art. 18 del d.lgs. n. 81/2008, ha come scopo il tentativo di rendere più efficace l’organizzazione del lavoro e il suo esercizio in sicurezza.

Da ultimo, non vi è dubbio che il preposto, così come datore di lavoro e dirigente, debba disporre di conoscenze e competenze diverse e ben più approfondite di quelle possedute dalle persone alla cui attività deve sovraintendere, da acquisire mediante formazione specifica.

Il termine di prescrizione del diritto del lavoratore all’indennità sostitutiva di ferie non godute.

Recentemente, l’ordinanza n. 21297/2023 della Suprema Corte di Cassazione ha ribadito che “Il termine di prescrizione del diritto del lavoratore all’indennità sostitutiva di ferie non godute decorre secondo le regole generali dal momento in cui il diritto medesimo può essere fatto valere, ossia dalla cessazione del rapporto di lavoro”.

Invero, il termine di prescrizione decennale si applica solo all’ordinaria azione risarcitoria che, nel corso del rapporto di lavoro, il dipendente può promuovere contro il proprio datore di lavoro per il fatto che non gli consenta di fruire delle (o di recuperare le) ferie, atteso il principio della loro non monetizzabilità nel corso del rapporto di lavoro (art. 10 d.lgs. n. 66/2003).

In tal caso effettivamente il termine decorre dal verificarsi del danno e, quindi, in costanza del rapporto di lavoro.

Nel caso di specie l’oggetto della domanda risultava del tutto diverso: esso era rappresentato dall’indennità sostitutiva delle ferie non godute, che può essere richiesta dal lavoratore solo alla cessazione del rapporto di lavoro, proprio in omaggio al suindicato principio di non monetizzabilità delle ferie durante il rapporto di lavoro.

In relazione a tale diritto – di natura diversa dal danno risarcibile durante il rapporto di lavoro – il termine di prescrizione decorre secondo le regole generali dal momento in cui il diritto medesimo può essere fatto valere, ossia dalla cessazione del rapporto di lavoro.

OMS: inserito il burnout nell’International Classification of Diseases.

 

Il termine inglese Burnout significa letteralmente “bruciato fuori” ed esprime con un’efficace metafora il “bruciarsi” del lavoratore ed il suo conseguente cedimento mentale e fisico, complici anche i progressi in ambito tecnologico che rendono i lavoratori reperibili in qualsiasi circostanza, impedendo loro di “staccare la spina” dal lavoro.

Questa condizione di stress lavoro correlato, definita “Burnout”, colpisce l’aspetto psicofisico del lavoratore rendendolo emotivamente instabile e, se non risolta, può favorire l’insorgenza di quadri depressivi e nevrotici.

A fronte di questa consapevolezza, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto ufficialmente il Burnout come sindrome occupazionale nella nuova Classificazione ICD, ovvero nella Classificazione Internazionale delle Malattie e dei problemi correlati.

L’OMS tiene a specificare che non è una condizione medica, sebbene possa essere curata, ma un fenomeno occupazionale e quindi strettamente legato alla condizione lavorativa, pertanto non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze negative in altri contesti.

Il burnout o “stress da lavoro” è la risposta ad uno stress emotivo cronico e persistente da riconoscere tempestivamente per essere curato.

Per diagnosticarlo, l’OMS ha fornito alcune direttive a cui medici e infermieri possono fare riferimento. Per quanto riguarda la sintomatologia, i lavoratori possono presentare:
• esaurimento psicofisico (spossatezza, debolezza energetica);
• isolamento dal lavoro, cinismo e sentimenti negativi (tendenza a considerare le persone come oggetti);
• ridotta efficacia professionale (perdita di significato del proprio operato e ridotta produttività).

Dopo aver valutato e riconosciuto i sintomi, l’OMS specifica che occorre escludere altri disturbi che possono presentare sintomi simili quali la depressione, il disturbo di ansia o di adattamento.

OBLIO ONCOLOGICO. RIVA: RUOLO CNEL CENTRALE PER LEGGE DI CIVILTA’, VELOCIZZARE APPROVAZIONE.

 

“Il 21 marzo 2023 l’Assemblea del CNEL ha approvato un disegno di legge sull’oblio oncologico, dimostrando la sua centralità su una battaglia di civiltà con l’obiettivo di tutelare le persone guarite da malattie oncologiche, arginando lo stigma che purtroppo influenza negativamente i progetti di vita di milioni di persone che hanno il desiderio di pianificare il proprio futuro. Il disegno di legge, confluito in un testo unificato, è stato approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati. Adesso la palla passa al Senato e ci auguriamo che venga velocizzato l’iter di approvazione.

La legge sull’oblio oncologico è un esempio virtuoso di come il CNEL sia centrale nei processi propositivi e decisionali del paese. Mi preme ringraziare il presidente Tiziano Treu, il presidente Renato Brunetta, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e tutti i funzionari del CNEL che hanno collaborato attivamente nella stesura del disegno di legge, esempio di come si possa dare una risposta tempestiva alle esigenze dei cittadini.

Il CNEL, con il Presidente Brunetta, farà la sua parte affinché l’approvazione della legge non subisca rallentamenti e ha l’obiettivo di proporre un disegno di legge che vorremmo chiamare ‘No tumore’ che ha l’intento di indicare gli stili di vita che possano contribuire alla diminuzione dell’incidenza dei tumori. E abbiamo, infine, l’ambizioso progetto di presentarlo, insieme al presidente Brunetta, entro il 2024”.

Lo ha detto Francesco Riva, relatore del disegno di legge del CNEL sull’oblio oncologico e coordinatore del Gruppo di lavoro ‘Sport, Alimentazione e Benessere’ del Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro, in occasione del convegno ‘Legge sul diritto all’oblio oncologico, una conquista di civiltà’, promosso dall’AIOM in occasione della giornata precongressuale dell’associazione, tenutosi presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto.

DIARIO URBANO/RITRATTI – TERNI 2022_2023.

Progetto finanziato dalla Fondazione Carit, in partenariato con il Comune di Terni, Coop Sociale ACTL, Ordine degli Architetti della Provincia di Terni e dalla Confederazione CIU Unionquadri (Professioni Intellettuali), attraverso il Bando RGC.

La Città – Civitas con i cittadini, raccontata attraverso le immagini che diventano protagonisti di una narrazione collettiva.

L’iniziativa è stata promossa dal responsabile CIU Unionquadri, per la provincia di Terni, Fabrizio Borelli, fotografo, regista, esperto di tecniche e linguaggi digitali.

Diario Urbano con le riflessioni ed i pensieri dei protagonisti vuole essere l’avvio di un progetto artistico più ampio che porti attraverso le immagini le istanze sociali della comunità.

La partecipazione di CIU Unionquadri, che nel CNEL rappresenta i ricercatori, i quadri e le nuove professioni, è dovuta all’attenzione che la CIU pone alle figure professionali nel settore culturale, al centro di profondi mutamenti provocati dalle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro (digitalizzazione, intelligenza artificiale, algoritmi).

Molte sono le professioni a rischio estinzione (fotografi, scrittori, web designer…) ma anche molte le nuove figure emergenti che necessitano quindi di nuovi percorsi formativi e di aggiornamento urgente dei profili e delle competenze per essere in grado di affrontare e sostenere i processi di cambiamento.

Diario Urbano è con le parole del Vice Sindaco di Terni, Riccardo Corridore, “la premessa per l’avvio di progetti futuri, nell’ambizione di potere realizzare un Centro di documentazione e ricerca di eccellenza, finalizzato alla valorizzazione della fotografia e della cultura visiva. La città che “parla” dove i cittadini attraverso il fermo immagine sono testimoni del valore primario e fondante della comunità, in omaggio al modello della civitas romana, inclusiva, dinamica e crescente”.

Oblio Oncologico: più vicina la Legge Gabriella Ancora, Presidente Ciu Unionquadri: una battaglia di civiltà a tutela delle persone guarite CNEL – Plenaria Marco Biagi.

Il ruolo istituzionale del CNEL, come ha affermato il Presidente Renato Brunetta, “di stimolo e consulenza con la società civile, diventa essenziale su una battaglia come questa che ha un aspetto economico e sociale nel promuovere una legge volta a colmare un vulnus che compromette indirettamente anche lo sviluppo economico del Paese”.

Il Consigliere di Ciu Unionquadri Francesco Riva, che nel CNEL rappresenta i ricercatori, i quadri e le elevate professionalità, su richiesta dell’AIOM ha svolto una serie di audizioni e approfondimenti per giungere alla proposta di legge approvata poi alla Camera dei Deputati all’unanimità.

Presenti il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, il Ministro per la Salute, Orazio Schillaci e l’ex Ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin.

Ciu Unionquadri si augura, come anche auspicato dalla Senatrice Lorenzin, che in Senato non vengano fatte ulteriori modifiche alla proposta di legge originaria, in quanto è assolutamente urgente che la legge venga da subito applicata.

OBLIO ONCOLOGICO: UNA LEGGE VOLUTA DAL CNEL, QUESTO È IL SUO RUOLO.

“Il 21 marzo 2023 l’Assemblea del CNEL ha approvato un disegno di legge sull’oblio oncologico”, ha dichiarato il presidente Renato Brunetta nel corso del convegno che si è svolto questa mattina a Villa Lubin su ‘Oblio oncologico: una battaglia di civiltà. Verso la legge che tutela le persone guarite da malattie oncologiche’. “La proposta – ha proseguito – è volta a consentire a chi è guarito di non dover dichiarare la malattia quando si trova a dover accendere un mutuo in banca, a richiedere un prestito o a firmare un nuovo contratto di lavoro. Presidente era Tiziano Treu, relatore consigliere Francesco Riva, che è l’anello di congiunzione tra la precedente e l’attuale Consiliatura. È una legge di civiltà, voluta dal CNEL perché è questo il suo ruolo, talvolta riconosciuto talvolta non riconosciuto. Ma al di là di quel che si dice del CNEL, noi svolgiamo i nostri compiti, indicati dalla Costituzione. Forniamo pareri, al Governo e al Parlamento. Proponiamo interventi legislativi. Stimoliamo il dibattito sociale e il confronto tra i corpi intermedi, sui temi rilevanti per il Paese”.

L’evento, organizzato dal CNEL in collaborazione con l’Associazione ‘Le 12 Querce – Centro studi Tony e Andrea Augello’, si è svolto alla presenza del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e l’ex Ministra per la Salute Beatrice Lorenzin. Il Ministro per la Salute Orazio Schillaci ha inviato un videomessaggio. È stata l’occasione per fare il punto sul disegno di legge sull’oblio oncologico, approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 3 agosto e che deve ora avere il via libera del Senato.

BRUNETTA: NO STIGMA, DANNO PER GUARITI E PER COLLETTIVITÀ

“La proposta di legge del CNEL – ha proseguito il presidente – si colloca in perfetta sintonia con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, con il Piano europeo contro il cancro e con la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ed è in linea con i passi compiuti da molti altri paesi europei. L’idea stessa di uno statuto sociale della malattia, diverso e parallelo a quello dei cosiddetti sani, che produca i suoi effetti anche dopo che la guarigione è stata raggiunta, è un paradosso da scongiurare. La guarigione non può trasformarsi in colpa. Lo stigma di una vulnerabilità che si proietta sui progetti di vita di milioni di persone e sul loro desiderio di programmare il futuro. Un danno inaccettabile non solo per i cittadini coinvolti in questa subdola discriminazione ma per l’intera collettività”, ha concluso.

ABODI: PERMETTE DI LASCIARSI ALLE SPALLE PARENTESI MALATTIA

“Sono felice di essere qui – ha dichiarato il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi – per dare la mia personale testimonianza. Nel gennaio 2021, dopo una telefonata dall’ospedale Umberto I, sono giunto ad appuntamento della vita nel quale si trovano in tanti. Sono qui per condividere l’esigenza che tante persone come me sentono di lasciarsi alle spalle quella parentesi. Una volta approvata la norma in via definitiva, ci sarà ancora tanto lavoro da fare. C’è il tema dell’assistenza e della qualità della vita. Quando, tra qualche mese, potremo celebrare questa conquista di civiltà sarà una tappa di un percorso importante. L’associazione 12 Querce è impegnata in tutto ciò e la ringrazio”.

SCHILLACI: CONVERGENZA POLITICA GRANDE TRAGUARDO

“Chi guarisce dal cancro – ha sottolineato il Ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto con un videomessaggio – si trova di fronte ad altri steccati che ostacolano il ritorno alla normalità: ricerca del lavoro, adozioni, sottoscrizione di un mutuo o di un’assicurazione. Tutte circostanze nelle quali l’aver avuto un tumore pesa come uno stigma incancellabile. Porre fine a queste discriminazioni è una battaglia di civiltà. Insieme al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e con tutto il governo, abbiamo seguito con grande attenzione l’iter della legge sull’oblio oncologico, assicurando il supporto necessario per procedere speditamente. Considero un grande traguardo sul piano umano e sociale la convergenza di tutte le forze politiche su questa proposta di legge”.

RIVA: ESEMPIO DI COME SI POSSA DARE RISPOSTA A ESIGENZE CITTADINI

“La legge sull’oblio oncologico è un esempio virtuoso di come il CNEL sia centrale nei processi propositivi e decisionali del paese. Mi preme ringraziare il presidente Tiziano Treu, il presidente Renato Brunetta, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e tutti i funzionari del CNEL che hanno collaborato attivamente nella stesura del disegno di legge, esempio di come si possa dare una risposta tempestiva alle esigenze dei cittadini provati in maniera devastante da patologie severe, come appunto quelle oncologiche. Il CNEL ha dimostrato di poter tenere fede ai compiti che gli sono stati affidati dai padri costituenti”.

Lo ha dichiarato Francesco Riva, consigliere del CNEL e coordinatore del Gruppo di lavoro ‘Sport, Alimentazione e Benessere’, nel corso del convegno che si è svolto questa mattina a Villa Lubin su ‘Oblio oncologico: una battaglia di civiltà – Verso la legge che tutela le persone guarite da malattie oncologiche’. L’evento è stato organizzato dal CNEL in collaborazione con l’Associazione ‘Le 12 Querce – Centro studi Tony e Andrea Augello’.

LORENZIN: NORMA DA CALENDARIZZARE IMMEDIATAMENTE E SENZA MODIFICHE

“Sono contenta di essere qui per qualcosa che sta andando a buon fine. Parliamo di oblio oncologico da anni. Il fatto che si sia arrivati a risultato subito all’inizio di questa legislatura lo ritengo un fatto estremamente positivo. Il meglio è nemico del bene, quindi spero che la norma sia calendarizzata immediatamente e che la si lasci così com’è, senza proposte di modifica. È urgente che diventi operativa”. Queste le parole dell’ex Ministra per la Salute Beatrice Lorenzin.

AUGELLO (12 QUERCE): UN AIUTO PER TORNARE A PROGETTARE IL PROPRIO FUTURO

“Chi nasce in Italia – ha dichiarato Flaminia Augello (Associazione 12 Querce) – ha la fortuna di potersi avvalere delle competenze di un sistema sanitario straordinario. Io l’ho toccato con mano, anche dal punto di vista del supporto psicologico. Ma si gioca contro un avversario veramente forte. Oggi siamo qui per celebrare la vita delle persone che ce l’hanno fatta, perché possano ricominciare. Siamo qui per chi non c’è più, ma anche per chi ce l’ha fatta e vuole tornare a progettare il proprio futuro”.

BOLDRINI (AIOM): CNEL CI HA SUPPORTATO IN QUESTA BATTAGLIA DI CIVILTÀ

“Il CNEL ha supportato la nostra associazione – ha detto Mauro Boldrini della Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) – in questa battaglia di civiltà, per sancire quel che purtroppo è ancora un taboo: dal tumore si può guarire. I pazienti oncologico guariti non possono continuare a vivere sotto il peso di uno stigma, hanno diritto di avere la propria vita. La legge sull’oblio oncologico è una battaglia che consacra ulteriormente i successi relativi alla diagnosi precoce e alla prevenzione”.

CINIERI (AIOM): SI ALLA LEGGE, ITALIA SEGUA ESEMPIO ALTRI PAESI EUROPEI

“La campagna #iononsonoilmiotumore che abbiamo lanciato ci ha permesso di raccogliere in pochi mesi più di 100mila firme. Essere qui oggi a discutere della legge è un risultato importante. L’Italia deve seguire l’esempio degli altri Paesi europei e garantire il riconoscimento di questo diritto, che rappresenta una condizione essenziale per il ritorno a una vita dignitosa. Chiediamo che, dopo 10 anni dal termine delle cure per le neoplasie dell’adulto e dopo 5 per quelle dell’età pediatrica, i pazienti possano essere ritenuti guariti anche per la società”. Così Saverio Cinieri, presidente di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).

COGNETTI (FOCE): PERCORSO VIRTUOSO, LEGGE ENTRO NOVEMBRE

“L’iniziativa del CNEL rappresenta un percorso virtuoso, confluito in una proposta unitaria che è stata approvata all’unanimità dalla Camera dei Deputati in agosto. La Commissione Sanità del Senato ci ha garantito che entro pochi giorni schedulerà il disegno di legge. Entro novembre la legge dovrebbe diventare effettiva, subito dopo l’approvazione da parte del Senato”. Lo ha detto Francesco Cognetti, presidente della FOCE (Confederazione Oncologici, Cardiologi ed Ematologi).

I NUMERI, IL PERCORSO

In Italia si calcola che siano 3,6 milioni le persone sopravvissute dopo una diagnosi di tumore. Circa un milione può essere considerato guarito da un punto di vista clinico, dal momento che non vi sono più evidenze di malattia e non vi è più un trattamento oncologico. Alla guarigione clinica deve però accompagnarsi anche una guarigione sociale. Deve venir meno lo stigma semantico. Per questo il CNEL ha proposto una legge sull’oblio oncologico, che tuteli i diritti di chi ha superato una neoplasia, compreso il diritto di non dare informazioni riguardanti la sua pregressa malattia, quando ad esempio si chiede un mutuo o si vuole adottare un bambino. È una legge volta a colmare un vulnus che compromette indirettamente anche lo sviluppo economico del Paese.

In Europa molti paesi sono intervenuti in tal senso, come Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Portogallo, Romania. In Italia negli ultimi anni la Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), con numerose Associazioni di pazienti, ha dato vita alla campagna #iononsonoilmiotumore con una raccolta firme che è arrivata ad oltre 100.000 adesioni. Nella scorsa legislatura sono state presentate numerose proposte di legge tutte poi decadute con la fine del governo Draghi. Nel dicembre 2022 la Fondazione AIOM ha contattato il CNEL, che su impulso del consigliere Francesco Riva ha svolto una serie di audizioni e approfondimenti, per giungere infine a una proposta di legge, che tenesse in considerazione le esigenze di tutte le parti interessate. Il disegno di legge è stato approvato dall’Assemblea del CNEL il 21 marzo 2023.

Una volta trasmesso in Parlamento, l’ampia convergenza delle forze politiche ha fatto sì che il 3 agosto siano state approvate alla Camera dei Deputati le nuove ‘Disposizioni per la prevenzione delle discriminazioni e la tutela dei diritti delle persone che sono state affette da malattie oncologiche’. Rimane ora il passaggio al Senato.

Per vedere l’intervista del Presidente Renato Brunetta sulla legge sull’oblio oncologico, vai al link

Per rivedere l’evento integrale, vai al link