Il futuro del lavoro tra competenze e tutele: il dialogo tra CIU Unionquadri ed Edoardo Italia, presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani
In un mercato del lavoro in costante evoluzione, guidato dalle transizioni digitale ed ecologica, il ricambio generazionale è una trasmissione strategica di competenze e leadership. In questa intervista Edoardo Italia, presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani (CNG) analizza le sfide cruciali che attendono le nuove generazioni di professionisti. Dal reverse mentoring all’inclusione dei giovani nei board decisionali, fino alla necessità di tutele di nuova generazione per le professioni ad alta specializzazione – come la figura del Data Protection Officer (DPO) promossa da CIU Unionquadri –, emerge un obiettivo comune e prioritario per le parti sociali: superare il precariato intellettuale e rimettere al centro il valore del lavoro giovanile con riforme strutturali e salari dignitosi, per fare dell’Italia un Paese in cui i talenti scelgano di restare e investire.
La CIU Unionquadri rappresenta il mondo delle elevate professionalità e dei Quadri, in particolare al CNEL e al CESE. Un osservatorio privilegiato che oggi avverte con forza la necessità di un profondo rinnovamento generazionale. In un mercato del lavoro che richiede competenze sempre più complesse, come possono – dal punto di vista CNG – le organizzazioni sindacali promuovere un ricambio generazionale che non sia una semplice sostituzione, ma una vera trasmissione di competenze e leadership? Magari partendo da una maggiore inclusione dei giovani talenti nei board decisionali?
Il ricambio generazionale non può e non deve essere un processo meccanico di “staffetta”. Oggi, l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, in particolare nei ruoli ad alta specializzazione, richiede un modello basato sulla solidarietà intergenerazionale e sul reverse mentoring. Le organizzazioni sindacali e di rappresentanza, come la CIU, hanno il compito storico di favorire spazi in cui l’esperienza dei professionisti senior si contamini con le competenze digitali e la visione dei giovani talenti.
Come CNG, crediamo che la vera trasmissione della leadership passi inevitabilmente da una presenza strutturale dei giovani nei board decisionali, sia aziendali che associativi. Non parliamo di “quote”, ma di un investimento strategico: includere gli under 35 nei processi di governance significa anticipare i trend del mercato e comprendere le reali necessità delle nuove generazioni.
Molti giovani faticano a riconoscersi nelle forme classiche di rappresentanza sindacale o associativa. In che modo il Consiglio Nazionale dei Giovani sta lavorando per riavvicinare le nuove generazioni all’impegno civile e professionale, e quale ruolo possono giocare realtà come la CIU nel dare voce ai “nuovi quadri” under 35?
È innegabile che esista un divario tra le forme tradizionali di rappresentanza e il linguaggio, o le aspettative, dei giovani di oggi. Le nuove generazioni non sono disinteressate all’impegno civile o professionale; semplicemente, cercano risposte più fluide, digitali e orientate a risultati estremamente concreti che impattino sulla loro vita quotidiana e sul loro futuro economico.
Come CNG, stiamo dimostrando che la rappresentanza si rigenera offrendo strumenti di tutela reali e immediati. Un esempio concreto in questa direzione è il recente lancio del nuovo portale informativo sulla previdenza complementare, sviluppato in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. In un mercato caratterizzato da carriere discontinue e salari medi nel settore privato che purtroppo si attestano sui 15.600 euro annui, dare consapevolezza previdenziale e finanziaria significa fare vera rappresentanza. Inoltre, stiamo traducendo le esigenze della nostra generazione in riforme strutturali attraverso il confronto sul DDL Giovani.
In questo contesto, realtà come la CIU giocano un ruolo fondamentale. I nuovi quadri under 35 e le elevate professionalità giovanili spesso vivono in una terra di nessuno: hanno altissime competenze, ma tutele frammentate e l’ansia per la discontinuità lavorativa.
Le organizzazioni di rappresentanza possono diventare la casa di questi professionisti, offrendo non solo tutela contrattuale, ma una vera e propria community di crescita e di alfabetizzazione sui diritti e le tutele del futuro.
Siamo nel pieno della transizione digitale ed ecologica. La CIU sta lavorando a una proposta di legge per la figura del DPO, una professione cruciale per il futuro. Quali sono le “nuove tutele” necessarie per i giovani professionisti che entrano oggi in settori ad alto tasso di innovazione, e come si può evitare che l’alta specializzazione possa trasformarsi in precariato intellettuale?
Guardiamo con grandissimo interesse alla proposta di legge della CIU sulla figura del DPO. La transizione digitale ed ecologica sta creando professioni cruciali che, tuttavia, si muovono spesso in un vuoto normativo. Il rischio è macroscopico: formiamo i migliori talenti, chiediamo loro competenze straordinarie e poi li costringiamo a contratti precari, finte partite IVA o compensi non dignitosi. Per evitarlo, servono tutele di nuova generazione. Innanzitutto, l’applicazione rigorosa dell’equo compenso anche per le nuove professioni non ordinistiche. In secondo luogo, un welfare universale che protegga i lavoratori autonomi e i professionisti dell’innovazione nei periodi di transizione da un progetto all’altro.
L’alta specializzazione deve essere sinonimo di valore e stabilità, non di vulnerabilità economica.
Guardando alle sfide future, qual è la priorità assoluta che il CNG intende portare sui tavoli istituzionali, d’intesa con le parti sociali come la CIU, per garantire che l’Italia torni a essere un Paese in cui i giovani decidano di restare e investire?
Se devo indicare una priorità assoluta, questa è la centralità del valore del lavoro giovanile, che si traduce in salari dignitosi, stop agli stage gratuiti e investimenti reali sulle competenze del futuro. L’Italia soffre di una drammatica “fuga di cervelli” non perché i giovani non amino il proprio Paese, ma perché altrove il loro talento viene riconosciuto e retribuito adeguatamente.
Dobbiamo passare dalla logica dei bonus temporanei a riforme strutturali. Solo offrendo certezze contrattuali e una chiara prospettiva di crescita professionale potremo invertire il trend e fare in modo che l’Italia torni a essere un territorio attrattivo, dal punto di vista professionale, per i giovani.



