Confederazione Italiana di Unione
delle Professioni intellettuali
Pensionati e terza età



Dott. Gianfranco Staderini
Responsabile Nazionale CIU per i Quadri Senior e i Pensionati

 

Per la CIU la politica di sostegno per i Quadri senior inizia quando ancora si lavora, con il processo europeo dell’ “invecchiamento attivo”.
Licenziare quadri, professionisti, ingegneri a 45 o 50 anni non si è dimostrato remunerativo. Anzi, il contrario. L’ “esperienza” si è dimostrata una carta rilevante per le sfide industriali e commerciali, in particolare per il fattore “qualità”.
I singoli quadri e managers devono cautelarsi, a causa delle imprevedibili crisi aziendali o di settori economici, riconversioni, etc…, programmando, per esempio, attraverso il part-time, una seconda professione nella seconda metà della vita (dopo i 45 - 50 anni),
La CIU, nell’ottica di una maggior occupabilità, consapevole dell’incertezza e  mutevolezza dei mercati, promuove lo studio di una exit strategy  per i quadri, i dirigenti e le elevate professionalità in genere.
Si tratta di una seconda occasione nella carriera di ognuno, su cui riporre la fiducia ed reinvestire il proprio bagaglio professionale, come per esempio con la creazione di nuove Cooperative tra Professionisti. Un sistema che permette di coniugare felicemente la sinergia di differenti professionalità insieme all’esperienza dei seniored al talento dei giovani.
È necessario, dunque, iniziare a promuovere una progettualità professionale che guardi alla c.d. mobilità circolare ovvero alla possibilità di un passaggio trasversale tra i diversi settori produttivi e dei servizi nonché di incentivo per l’eventuale scelta del lavoratore verso l’autoimpreditorialità e comunque il lavoro indipendentein una logica di trasversalità della vita lavorativa.
Quindi non solo il passaggio da una settore ad un altro ma anche da una forma contrattuale di lavoro all’altra, nell’ottica del superamento della ormai anacronistica divisione di tutele e garanzie tra lavoro dipendente e lavoro indipendente, in una logica di trasversalità della vita lavorativa.
 
Inoltre la CIU propone:
 

  • Lo sviluppo di una exit strategy mediante la creazione di innovative e sinergiche Cooperative del Sapere tra professionisti senior e giovani talenti che,  con differenti specialità, possono fornire servizi integrati dotati di elevato know how;
  • I quadri e professionisti Senior prossimi alla pensione (over 55) possono ridurre il proprio orario di lavoro e destinare il tempo libero ricavato all’accompagnamento al lavoro di uno o più dipendenti junior attraverso il rapporto “mentoring”.
  • Creare una comunità scientifica di professionisti interessati a condividere il proprio patrimonio conoscitivo con una platea di junior o persone interessate ad aggiornarsi.
  • Vanno coinvolti gli Enti Bilaterali in un processo di certificazione delle competenze acquisite attraverso il rilancio dei crediti formativi.

 
Quanto ai pensionati, la CIU chiede una riforma del fisco. Una tassabilità ridotta, scorporando dall’importo della pensione, il valore del “Costo vita”, che si è andato ad accumulare in più sulla pensione negli anni, detassandolo.
Infondo il “Costo vita” non fa parte della retribuzione del pensionato è dovuto in quanto il Sistema Italia non funziona come dovrebbe. Per esempio: su unapensione  di un quadro erogata nel 1994 di un valore di € 2.783,14 il costo vita accumulato negli anni dal 1994  al 2011 è di €  1.239,69,  (il 44,54% )dell’intera pensione (4.082,22 Lorda), la proposta è di detassare la pensione di 1239,69 e cioè calcolare l’irpef solo su 2.783,14 .


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Pensioni perequazione automatica 2017:

In base a quanto previsto dalla Legge di Stabilità, la misura della perequazione automatica sulle pensioni, parte da un massimo dello 0,3% che via via decresce man mano che aumenta l'imposto dell'assegno. 

La rivalutazione ISTAT sulle pensioni spetta pari a:
100% per le pensioni con importo assegno pari o inferiore a 3 volte il trattamento minimo INPS.
95% per i trattamenti inferiore a 4 volte.
75% per assegni pensioni superiori a 4 volte la pensione minima INPS.
50% superiori a 5 ma inferiori a 6 volte la pensione minima.
45% per le pensioni 2017 che superano di 6 volte il trattamento minimo INPS:
Le nuove percentuali di perequazione pensione, non si applicano più per fasce di importo ma su indice decrescente sull'intero importo della pensione.
Per il biennio 2017-2018 per effetto della nuova Legge di Stabilità pensioni, il blocco della rivalutazione è ancora una volta, per gli assegni sopra 4 volte la minima, ovvero, per quelli che superano i 2000 euro lordi.
Nello specifico, per gli assegni pensione di 4 volte superiori la rivalutazione automatica sarà pari al 75% anzichè del 90%; quelle superiori a 5 volte saranno rivalutate del 50% anzichè del 75% e quelle da 6 volte il minimo del 45% invece che del 75%. Tale proroga blocco rivalutazione pensioni, è stata decisa dal Governo Renzi, al fine di trovare le opportune coperture al part time a 63 anni per i lavoratori prossimi al pensionamento, opzione donna, no-tax area pensionati 2017 e salvaguardia per gli esodati
ANCORA UNA VOLTA PAGANO I PENSIONATI!!!!
 
Il contributo di solidarietà sulle pensioni è un prelievo fiscale, previsto dalla precedente Legge di Stabilità, ovvero, una percentuale crescente da applicare sulle cd. pensioni d’oro. Gli importi percentuali del contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro applicate quest'anno sono state:
Sulle pensioni che sono pari o superiori a 14 volte il trattamento minimo: il prelievo è del 6% sulla parte eccedente l'importo di 91.160,16 euro.
Per pensioni di importo superiore a 20 volte il trattamento minimo: il prelievo è pari al 12%, percentuale da applicare alla parte eccedente i 130.228,8 euro.
Per i trattamenti pensionistici pari a 30 volte il trattamento minimo INP: il contributo di solidarietà  2015 è pari al 18% da applicare sulla parte eccedere di 195.343,2 euro

Conguaglio negativo a gennaio 2017? Perché?

Come dicevamo nel paragrafo su cos'è e come funziona la perequazione automatica sulle pensioni, nel mese di gennaio avviene il conguaglio degli importi pagati a ottobre, novembre e dicembre ai pensionati. Tale conguaglio avviene sulla base dell'indice definitivo rilevato dall'ISTAT che solitamente è sempre positivo, che tradotto significa conguaglio a favore del pensionato e quindi restituzione di quanto realmente spettante nell'anno precedente,
Cosa succede se il conguaglio che di solito è positivo, è invece negativo? Se l'aumento attribuito in maniera provvisoria per i primi 9 mesi del 2016 non è uguale o superiore a quello rilevato in via definitiva dall'ISTAT, ovvero, se la differenza tra l'indice provvisorio e quello definitivo è negativo, i pensionati devono restituire quanto pagato in più nel mese di gennaio 2017, proprio come è accaduto l'anno scorso.


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AUMENTO DELLE PENSIONI ANNO 2015.
Roma, 16 dicembre 2014

 

La legge di stabilità del 2014 ha modificato, per il triennio 2014-2016, la perequazione automatica dei trattamenti pensionistici. Secondo la nuova disposizione l'indice di rivalutazione dei trattamenti pensionistici si applica in misura percentuale pari:
 
  • al 100% per i trattamenti pensionistici il cui importo complessivo sia pari o inferiore a 3 volte il trattamento minimo INPS;
  • al 95% per i trattamenti pensionistici il cui importo complessivo sia superiore a 3 volte e pari o inferiore a 4 volte il predetto trattamento;
  • al 75% per i trattamenti pensionistici il cui importo complessivo sia superiore a 4 volte e pari o inferiore a 5 volte il trattamento minimo;
  • ai 50% per i trattamenti pensionistici il cui importo complessivo sia superiore a 5 volte e pari o inferiore a 6 volte il trattamento minimo;
  • 45% per ciascuno degli anni 2015 e 2016, per i trattamenti pensionistici superiori a 6 volte il trattamento minimo INPS.
  •  
Oltre ad una rettifica, rispetto al passato, delle percentuali da applicare, il legislatore ha modificato .anche le modalità con le quali si applica l'indice di perequazione.
Mentre in precedenza esso veniva applicato per "fasce ", ora l'indice va applicato, in modo via  decrescente, sull'intero importo della pensione.
Le pensioni aumenteranno, dal prossimo mese di gennaio 2015, dello 0,30 % per effetto del tasso d'inflazione programmato.
L'aumento verrà applicato secondo il seguente schema:
 
Importo pensione lorda scaglione Aumento 2015 %
Indice istat 0,30
Aumento mensile
Fino a 3 volte il trattamento minimo € 1502,64 0,30% (100% Ind. Istat) € 4,5
Fino a 4 volte il T.M. € 1502.64 – 2003,52 0,285%  (95% Ind. Istat) € 5,71
Fino a 5 volte il T.M. € 2003,52  - 2504,4 0,225% (75% Ind. Istat) € 5,63
Fino a 6 volte il T.M € 2504,40 – 3005,28 0,15% (50% Ind. Istat) € 4,50
Oltre 6 volte il  Trattamento Minimo € 3.005,8 0,14% (45% Ind. Istat)  
 
 
Per le pensioni di importo superiore ai limiti prefissati (tre, quattro, cinque, sei volte il predetto trattamento minimo e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica spettante sulla base di quanto previsto) l'aumento di rivalutazione è comunque attribuito fino a concorrenza dei predetto limite maggiorato.
Conguaglio 2014
Quest'anno i pensionati, contrariamente a ciò che avviene di solito, avranno anche da restituire qualcosa. L'aumento attribuito in via provvisoria sulla base del 1,2% ( per l'anno 2014) non coincide, infatti, con il dato definitivo accertato dall'ISTAT, che è, invece, dell'1,1%. La restituzione sarà pari allo 0,1%...una sciocchezza!.
Pensione Anno 2014(provvisorio) € Anno 2014 (definitivo) € Anno 2015  €
Pensione sociale 368,87 368,52 369,63
Assegno Sociale 447,60 447,17 448,51
Trattamento Minimo 501,37 500,88 502,38
 
 
PENSIONI D’ORO
La legge di stabilità 2014 prevede anche un "ticket sulle pensioni di importo molto elevato e precisamente:
  • 6% perla parte eccedente I' importo di 91.160,16 € (14 volte il trattamento minimo INPS);
  • 12% per la parte eccedente i 130.228,8 € (20 volte il trattamento minimo INPS);
  • 18 % per la parte eccedente 1 195.343,2 € (30 volte il trattamentominimo INPS).

Responsabile Nazionale CIU per i Quadri Senior e i Pensionati
Gianfranco Staderini


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LA CIU PARTECIPA ALL’INCONTRO PRESSO L’INPS SUL NUOVO ASSETTO DELLA DIREZIONE CENTRALE PENSIONI.
Roma, 19 settembre 2014

La CIU, rappresentata dal Vice Presidente Vicario Ing. Tommaso di Fazio e dal Vice Segretario CIU del Lazio Ing. Maurizio Orlandi, ha partecipato nella giornata di lunedì 15 settembre u.s., presso la Sede Centrale dell’INPS, alla riunione di presentazione del nuovo assetto della Direzione centrale Pensioni.

Il Vice Presidente Vicario CIU, Tommaso di Fazio, complimentandosi con il Direttore e i Dirigenti della nuova struttura e, augurando loro buon lavoro, è intervenuto chiedendo alla Dirigenza INPS di comunicare al Ministro del Lavoro e di Governo che intenda attuare delle manovre sulle pensioni, i dati reali relativi alle vere pensioni "d'oro", e di considerare fuori da tale manovre le pensioni medio – alte, in quanto le pensioni al di sotto dei 90.000 euro lordi annui (circa 7.500 euro lordi al mese), sono state già più volte esaminate ai fini di un assoggettamento di imposizione fiscale sia dal Governo Letta che da quelli che lo hanno preceduto.

Come già più volte sostenuto dalla CIU, questa fascia di reddito, che interessa le predette categorie di pensionati, è già stata gravata anche attraverso il blocco della rivalutazione del costo della vita, delle pensioni superiori a sei volte il minimo, ovvero non oltre i 2.972€ lordi, nella Legge di Stabilità, dello scorso Governo, e pertanto non è più in grado di sopportare una ulteriore manovra.

L’Ing. Tommaso di Fazio a nome della CIU ha ancora tenuto a sottolineare che la Corte Costituzionale ha già condannato la reiterazione del blocco del meccanismo perequativo (Corte Cost.. 316/2010) ritenendolo contrario ai principi di proporzionalità e ragionevolezza. Recentemente, inoltre, il Tribunale di Palermo, con l’ordinanza del 6 novembre u.s., ha sollevato la questione di legittimità costituzionale del noto “Decreto Salva Italia” della passata legislatura, proprio nella parte in cui si prevede il blocco dell’indicizzazione delle pensioni.
 

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2014 NUOVI CRITERI DELLE PENSIONI E DEL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’.
Roma, 29 gennaio 2014

Diverse infatti sono le novità: tra le altre un nuovo criterio di rivalutazione che si applicherà per un triennio e la nuova norma sul cumulo "pensioni redditi da lavoro” - che riguarda, però, solo i pensionati che hanno la fortuna di rioccuparsi nel settore pubblico.
C'è poi la rottamazione delle licenze, che garantisce il "minimo" di pensione INPS ai commercianti che entro il 31 dicembre 2016 vogliono abbassare le serrande.
Parlando di pensioni non possono mancare gli esodati: ne vengono "salvaguardati" altri 17mila, con un onere finanzia¬rio che ricade sulle spalle dei lavoratori iscritti alla gestione separata (già pensionati oppure con doppio lavoro) i quali subiscono un aumento dell'aliquota di contribuzione, con un'accelerazione rispetto alla tabella di marcia prevista dalla riforma Fornero.
La  novità è rappresentata soprattutto dal nuovo meccanismo di rivalutazione (comma 483).
Infatti, diversamente da quanto stabilito dalla normativa in vigore fino allo scorso anno, quando l’adeguamento delle pensioni all’indice Istat era effettuato coi criterio degli “scaglioni" (come succede con l’Irpef) a partire da quest’annola rivalutazione avviene su "tutta" la pensione con un'unica e sola aliquota, eventualmente ridotta rispetto all’inf!azione, in base all’imnporto della pensione (o della somma di tutte le pensioni) percepita dal pensionato.
La rivalutazione è operata dall'INPS alla fine di ogni anno e vale per l'anno dopo.
Le operazioni vengono fatte nel mese di dicembre.
Durante il mese appena trascorso, dunque, sono state operate le rivalutazioni valevoli per l'anno 2014 al tasso provvisorio dell'1,2% fissato dal DM.20 novembre 2013.
Il criterio "ordinario" (la disciplina contenuta nella legge Finanziaria del 1999 che è stata riformulata  dalla legge di Stabilità 2014) stabilisce che l'aumento (ossia la rivalutazione) si applichi in base a questi scaglioni:

• sulla quota di pensione fino a tre  volte il trattamento minimo INPS con il tasso di aumento pieno, cioè al 100% (per il 2014, dunque, si sarebbe dovuto applicare l'1,2% pieno);

• sulla quota di pensione superiore a tre volte e fino a cinque volte il minimo INPS con il tasso al 90% (per il 2014, dunque, si sarebbe dovuto applicare l'1,08% cioè il 90% di 1,2%);

• sulla quota di pensione cinque volte il minimo INPS, con il tasso al 75% (per  il 2014, dunque si sarebbe dovuto applicare lo 0,90%  cioè il 75% di 1,2%

Per esempio su una pensione mensile  di 1.800 euro, la rivalutazione 2014 sa rebbe dovuta avvenire cori il seguente criterio:
• 1,2% sulla quota di pensione fino 1.486,29 (tre volte il minimo INPS);
• 1,08% su 313,71 euro (quota di pensione superiore a tre volte il minimo INPS.

NUOVO CRITERIO DAL 2014

La legge di Stabilità 2014 ha sostitui¬to questo criterio con un altro a cui ha dato validità di un triennio, cioè per gli Anni dal 2014 al 2016. |In base a tale nuovo criterio, la rivalutazione si applica per ogni singolo beneficiano in funzione dell'importo complessivo delle pensioni (dipendenti, autonomi, ecc.),
a un tasso unico individuato dalla classe a cui appartiene la pensione (o la somma di più pensioni):
• al 100% sulle pensioni d’importo complessivamente fino a tre volte il trattamento minimo INPS;
• al 95% sulle pensioni d'importo complessivamente superiori a tre volte e fino a quattro volte il minimo INPS;
• al 75% sulle pensioni d'importo complessivamente superiori a quattro volte e fino a cinque volte il minimo INPS.
• al 50% sulle pensioni d'importo complessivamente superiori a cinque volte e fino a sei volte il minimo INPS;
• al 40% sulle pensioni d'importo complessivamente superiori a sei volte il minimo INPS, ma senza rivalutare la quota di pensione d'importo supeniore a sei volte il minimo INPS (anno 2014);
• al 45% sulle pensioni d'importo complessivamente superiori a sei volte il minimo INPS (anni 2015 e 2016).
• Sulla quota eccedente 6 volte il  minimo di 2990,42 (per quest’anno) non vi è nessuna rivalutazione (pensione  dei quadri); quindi ai quadri daranno la rivalutazione sino 6 volte il minimo.

!n pratica, una volta individuato in quale classe ricade !l beneficiario (considerando tutte le pensioni di cui sia titolare), è al relativo tasso che viene applicata là rivalutazione.

Tradotto in pratica, perl'anno 2014  sarà questa la rivalutazione delle pensioni:
• 1,2% ai pensionati che percepiscono trattamenti annui d'importo complessivo finoa 19.321,77 euro (tre volte il minimo INPS), ossia 1.486,29 euro  mensili;

• 1,14% ai pensionati che percepiscono trattamenti annui d'importo complessivo superiori a euro 19.321,77 (tre volte il minimo INPS) e fino a 25.762,36 euro (quattro volte il trattamento INPS) ossia 1.981,72 euro mensili;

• 0,90 % ai pensionati che percepiscono trattamenti annui d'importo complessivo superiori a euro 25.762,36 (quattro volte il minimo INPS) e fino a 32,202,95 euro 5 volte il minimo INPS), ossia 2.477,15 euro mensili;

• 0,60% ai pensionati che percepiscono trattamenti annui d'importo complessivo superiori a euro 32.202,95 (cinque volte il minimo INPS) e fino a 38.643,54 euro (sei volte li minimo bn¬ps), ossia 2.972,58 euro mensili;

0,48% ; pensionati che percepiscono trattamenti annui dI importo complessivo superiori a euro 38.643,54  (sei volte il minimo INPS), ossia superiori a 2.972,58 euro mensili, ma limitatamente alla quota di pensione d'importo annuo fino a 38.643,54 (sei volte il minimo INPS).

Riprendendo l’esempío visto in precedenza a proposito dei vecchio criterio di rivalutazione, in base al nuovo criterio ill pensionato che percepisca una o più pensioni per un importo complessivo pari a 1.800 euro mensili (quindi 23.400 euro annui), avrà diritto ad una rivalutazione per l'anno 2014 dell'1,14%.

Da notare che "tutta" la pensione sarà rivalutata in base a tale tasso con una "perdita" sulla quota di pensione che, in base al vecchio criterio degli scaglioni, sarebbe dovuta essere rivalutata all'1,2% (è la quota di pensione fino a 19.321,77 euro, ossia 1.486,29 euro mensili).

NUOVO CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’

Il nuovo ticket tecnicamente si chiama «contributo di solidarietà» e colpisce le penionsi che risultano, complessivamente, superiori a 91.250 euro lordi annui nel 2014 (comma 590).
Per individuare i pensionati soggetti al prelievo straordinario si fa riferimento a tutti i trattamenti pensionistici obbligatori, sia se erogati da INPS (incluso l'ex INPDAP ovviamente) che da altri enti previdenziali diversi.
Sono invece escluse le prestazioni assistenziali, gli assegni straordinari di sostegno a reddito, le pensioni erogate.
Va versato dal 1 gennaio 2014 al 31 dicembre.2016 colpendo i pensionati con assegni (somma di tutte le pensioni) superiori a 14 volte il trattamento minimo INPS annuo che nel 2014 è pari a 6.517,88 euro per effetto della rivalutazione dell'1,2 per cento sul 2013 (da cui 91.250,32 euro).
 In particolare va pagato il 6 per cento della parte eccedente tale importo fino a 130.358 euro (20 volte il minimo INPS); il 12 per cento della parte oltre i 130.358 fino a 195.536 curo (30 volte il minimo INPS); il 18 per cento oltre 195.536 euro. Le somme trattenute, stabilisce chiaramente la legge di Stabilità, "vengono acquisite dalle competenti gestioni previdenziali obbligatorie anche al fine di concorrere al finanziamento degli interventi" sulla salvaguardia degli esodati (23 MILA nuovi esonerati dai requisiti introdotti dalla riforma Fornero).
le la pena evidenziare che la legge Stabilità ha prorogato dal I' gennaio 2014 al 31 dicembre 2016 anche il prelievo straordinario sui redditi sopra i 300mila euro, già in vigore fino a fine anno (previsto dal dl n. 138/2011 e chiamato anch'esso "contributo di solidarietà"). Poiché al raggiungimento di quel limite di reddito concorrono anche le pensioni, la legge di Stabilità precisa che chi è soggetto al prelievo straordinario e paga il contributo dei 3 per cento non dovrà pagare pure il contributo di solidarietà sulle pensioni.

Responsabile Nazionale CIU per i Quadri Senior e i Pensionati
Gianfranco Staderini


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BENE LA RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE PREVISTA NELL’AGENDA PER LA CRESCITA - SUL BLOCCO DELLE RIVALUTAZIONI LA CIU CHIEDE CHE VENGA CALCOLATO SULL’IMPORTO NETTO DELLE PENSIONI
Roma, 24 Settembre 2013

La CIU accoglie positivamente l’annuncio di voler ridurre il cuneo fiscale sul lavoro. Peraltro, per ciò che attiene la politica fiscale, si richiama l’attenzione del Governo sul problema del blocco della rivalutazione delle pensioni, contro cui tutti parlano ma nessuno agisce.
È del tutto insufficiente, infatti, la misura prevista dal Ministro del Lavoro Enrico Giovannini  di eliminare il blocco della rivalutazione delle pensioni per gli assegni dell’INPS fino a sei volte il minimo, ovvero pari a 2.886 euro “lordi”.
Per la CIU è necessario, infatti, innalzare lo scaglione per il quale non si ha più diritto alla rivalutazione della pensione, altrimenti si rischia di continuare a penalizzare il ceto medio.
“Il problema, in realtà è a monte” precisa Corrado Rossitto  Presidente Nazionale CIU “giacché si tiene in considerazione l’importo ‘lordo’ della pensione e non già quello ‘netto’ come invece sarebbe giusto e corretto, per non  illudere i cittadini”. 
Infatti, è vero, che un terzo della pensione lorda è trattenuto dalle tasse e da altre ritenute. L’importo “lordo”, pertanto, viene notevolmente ridotto a causa di tale prelievo.
“È necessario” sottolinea Rossitto “difendere il potere di acquisto dei pensionati, anche per aumentare i consumi. È fondamentale, per ciò che attiene i quadri, ovvero la categoria che rappresentiamo, innalzare lo scaglione per il quale non si ha più diritto alla rivalutazione della pensione, ma soprattutto tenere in considerazione gli importi netti della stessa”.
 

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Note esplicative sul raggiungimento delle pensioni
Roma, 25 Marzo 2013

 

Saranno pochissime le persone che potranno andare in pensione fino all'inizio di aprile: a lasciare il lavoro saranno soprattutto i lavoratori autonomi che usufruiscono ancora delle vecchie regole (18 mesi di attesa per la finestra mobile una volta raggiunti i requisiti nel 2011) mentre gli altri saranno soggetti alle novità del Fornero e all'aspettativa di vita.

I lavoratori dipendenti che hanno, infatti, raggiunto i 66 anni dovranno aspettare ancora tre mesi per effetto della speranza di vita in vigore dal primo gennaio.L’aspettativa di vita prevede l’aggiornamento automatico e continuo dei requisiti per il pensionamento e istituisce un legame tra l’accesso ai trattamenti pensionistici e la probabilità di vita e di morte misurando, statisticamente, la probabilità che un uomo e una donna di 65 anni hanno di vivere ancora e in caso di crescita della probabilità cresce anche l’età di pensionamento.

Per chi compie 66 anni dal primo gennaio 2013 in poi la pensione arriverà solo dopo aprile, mentre le donne dipendenti dovranno aspettare i 62 anni e tre mesi e probabilmente saranno davvero poche coloro che fino ad aprile 2013 lasceranno il lavoro, considerando che si è passati dai 61 anni necessari nel 2012 ai 62,3 attuali.

Per calcolare l'uscita con le novità Fornero prendiamo l'esempio di un lavoratore che compie 61 anni ad agosto 2013 e il 31 dicembre 2013 avrà 40 anni di contributi: quando potrà andare

in pensione? Il caso rientra nelle nuove regole della riforma Fornero che prevede due prospettive: chiedere la pensione anticipata, che per gli uomini nel 2013 prevede 42 anni e 5 mesi e avendo quindi 40 anni di contributi deve lavorare tutto il 2014, il 2015 e parte del 2016.

Quindi a ottobre 2016 potrà andare in pensione. La pensione di vecchiaia è,invece, lontana, deve attendere quasi 67 anni. Facendo l'esempio invece di una dipendente statale che è nata nel 1952 che a fine 2013 avrà 34 anni e 8 mesi di contributi, la data della pensione sarebbe ad aprile 2014 quando la signora avrà raggiunto i 35 anni necessari per le donne, per cui servono che 57 anni e 3 mesi di età che in quella data avrà comunque già raggiunto. Quindi la decorrenza della pensione sarà maggio 2015, perché bisogna aspettare comunque un anno da quando si matura il diritto e cambia il metodo di calcolo, perchè saranno valutati i contributi versati, non la retribuzione.
 

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BENE LA RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE PREVISTA NELL’AGENDA PER LA CRESCITA - SUL BLOCCO DELLE RIVALUTAZIONI LA CIU CHIEDE CHE VENGA CALCOLATO SULL’IMPORTO NETTO DELLE PENSIONI
Roma, 24 Settembre 2013

La CIU accoglie positivamente l’annuncio di voler ridurre il cuneo fiscale sul lavoro. Peraltro, per ciò che attiene la politica fiscale, si richiama l’attenzione del Governo sul problema del blocco della rivalutazione delle pensioni, contro cui tutti parlano ma nessuno agisce.
È del tutto insufficiente, infatti, la misura prevista dal Ministro del Lavoro Enrico Giovannini  di eliminare il blocco della rivalutazione delle pensioni per gli assegni dell’INPS fino a sei volte il minimo, ovvero pari a 2.886 euro “lordi”.
Per la CIU è necessario, infatti, innalzare lo scaglione per il quale non si ha più diritto alla rivalutazione della pensione, altrimenti si rischia di continuare a penalizzare il ceto medio.
“Il problema, in realtà è a monte” precisa Corrado Rossitto  Presidente Nazionale CIU “giacché si tiene in considerazione l’importo ‘lordo’ della pensione e non già quello ‘netto’ come invece sarebbe giusto e corretto, per non  illudere i cittadini”. 
Infatti, è vero, che un terzo della pensione lorda è trattenuto dalle tasse e da altre ritenute. L’importo “lordo”, pertanto, viene notevolmente ridotto a causa di tale prelievo.
“È necessario” sottolinea Rossitto “difendere il potere di acquisto dei pensionati, anche per aumentare i consumi. È fondamentale, per ciò che attiene i quadri, ovvero la categoria che rappresentiamo, innalzare lo scaglione per il quale non si ha più diritto alla rivalutazione della pensione, ma soprattutto tenere in considerazione gli importi netti della stessa”.
 

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NUOVI COEFFICIENTI DI PENSIONE
Maggio 2012

Arrivano i nuovi coefficienti di trasformazione delle future pensioni, validi a partire dal primo gennaio 2013: a giorni è atteso  il provvedimento del Ministero e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma nel frattempo i calcoli sono stati ufficializzati: gli assegni pensionistici dal 2013 al 2015 saranno mediamente più bassi del -3%.
Il coefficiente di conversione è un parametro attraverso cui si calcola l’importo della pensione lorda annuale partendo dal montante dei contributi e riguarda chi va in pensione con il metodo contributivo o misto.
Un’altra novità che scatterà con i nuovi coefficienti in arrivo, combinati con gli effetti della riforma delle pensioni di fine 2011, è che l’assegno sarà più alto per chi resta al lavoro fino a 70 anni.
In parole molto semplici: la prima pensione che un lavoratore percepirà dal 2013 dopo aver lasciato il lavoro si abbassa in termini di rapporto con l’ultimo stipendio percepito. C’è però un meccanismo premiante per chi resta al lavoro fino a 70 anni, dopo l’innalzamento dell’età pensionabile stabilito dalla riforma delle pensioni elaborata dal ministro Elsa Fornero e  Nel decreto Salva Itala
Nuovi coefficienti
I nuovi coefficienti considerano, oltre all’età del lavoratore nel momento in cui va in pensione, l’evoluzione della vita media ed entrano in vigore nel 2013, quando scatterà un aumento di tre mesi dell’aspettativa di vita. Per cui lavoratori dipendenti e autonomi, e lavoratrici del pubblico impiego potranno andare in pensione a 66 anni e 3 mesi, mentre le lavoratrici dipendenti del privato a 62 anni e 3 mesi.
Saranno validi per i tre anni dal 2013 al 2015: quelli attualmente in vigore erano scattati nel 2010, i prossimi riguarderanno il triennio 2016-2019 mentre successivamente, quando l’età pensionabile sarà per tutti a 67 anni, la cadenza del ricalcolo diventerà biennale.
I coefficienti che scatteranno dal 2013 per la prima volta terranno conto di un’età di pensionamento successiva ai 65 anni, arrivando fino a 70 anni.
C’è un meccanismo, complicato, di valorizzazione dei montanti contributivi per cui, alla fine di ogni anno, scatta una rivalutazione basata sul medio nominale. Questo, visto l’andamento dell’economia in tempi di crisi, è un elemento che almeno per i prossimi anni contribuirà in gran parte a far scendere gli assegni in termini reali e, quindi, come capacità di acquisto.
Quanto al meccanismo incentivante, per cui chi resta nel mondo del lavoro fino a 70 anni avrà assegni più alti, si scontra con la tendenza in atto che vede il mondo produttivo espellere i lavoratori ben prima di questa soglia di età: il Governo sta pensando ad appositi meccanismi che consentano ai lavoratori di restare il più a lungo possibile in azienda, magari facendo ricorso a forme contrattuali come il part-time.
Per fare i calcoli precisi, i futuri pensionati devono attendere l’esatto ammontare dei nuovi coefficienti. Come detto, si attende che siano più bassi rispetto a quelli del 2010, con un effetto sugli assegni intorno al 2-3% in meno.
Nell’attesa di conoscere i nuovi coefficienti, per avere un’idea dell’impatto che l’evoluzione del sistema pensionistico ha sugli assegni dei prossimi anni, si possono valutare alcune proiezioni (dati Aon Hewitt).
Esempi di calcolo
Primo esempio: un lavoratore che il 31 dicembre del 2011 aveva 40 anni, è iscritto all’INPS da quando aveva 25 anni, nel primo anno di lavoro ha percepito una retribuzione di 15mila euro lordi, e andrà in pensione con il contributivo puro.
Applichiamo a questo lavoratore tre diversi scenari di carriera:
·     se va in pensione con un’ultima retribuzione di 30mila euro lordi il suo assegno pensionistico va dal 58,2% dell’ultima retribuzione nel caso in cui vada in pensione a 66 anni al 76,6% (sempre dell’ultima retribuzione) nel caso in cui attenda fino ai 70 anni.
·      se va in pensione con un’ultima retribuzione di 75mila euro lordi l’anno, il suo assegno va dal 39,1% dell’ultima retribuzione se va in pensione a 66 anni al 53,9% nel caso in cui aspetti fino a 70 anni.
·     se va in pensione con un’ultima retribuzione di 150mila euro lordi l’anno, il suo assegno pensionistico sarà del 27,5% se si ritira a 66 anni e salirà fino al 37,4% nel caso del pensionamento a 70 anni.
Come si vede, l’assegno sale parecchio se si resta al lavoro qualche anno di più. Facciamo ora un confronto con lavoratori che al 31 dicembra avevano invece 50 o 60 anni (sempre iscritti all’Inps dall’età di 25 anni con primo stipendio di 15mila euro).
Un lavoratore che al 31 dicembre 2011 aveva 50 anni e va in pensione a 66 anni (con il sistema misto della riforma Dini) prende:
·       se l’ultima retribuzione è di 30mila euro, il 66,5%.
·       se l’ultima retribuzione è di 75mila euro, il 49,5%.
·       se l’ultima retribuzione è di 150mila euro, il 39,2%.
Un lavoratore che al 31 dicembre 2011 aveva 60 anni e va in pensione a 66 anni (con il sistema misto della riforma Fornero) prende:
·      se l’ultima retribuzione è di 30mila euro, il 78,5%.
·      se l’ultima retribuzione è di 75mila euro, il 66,9%.
·      se l’ultima retribuzione è di 150mila euro, il 52,1%.
Come si vede, il più svantaggiato in assoluto è il lavoratore oggi quarantenne: se va in pensione a 66 anni con un’ultima retribuzione di 30mila prenderà il 58,2%, contro il 66,5% del cinquantenne (a parità di ultima retribuzione) e il 78,5% del sessantenne.
Attenzione, queste proiezioni con tengono conto dei nuovi coefficienti in arrivo, che non si conoscono. È però possibile  valutare l’evoluzione dei coefficienti negli ultimi anni.
·     Pensionamento a 65 anni: il coefficiente del 2010 (che varrà fino al gennaio 2013) è pari a 5,62, già in calo rispetto al precedente (che era a 6,136).
·     Pensionamento a 64 anni: coefficiente 2010 a 5,432, dal precedente 5,911.
·     Pensionamento a 63 anni: coefficiente 2010 a 5,257, dal precedente 5,706.
·     Pensionamento a 60 anni: coefficiente 2010 a 4,798, dal precedente 5,163.
·     Pensionamento a 57 anni: coefficiente 2010 a 4,419, dal precedente 4,72.
 
Il Segretario Nazionale Agenzia Pensionati
                                                                                                Gianfranco Staderini
 

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PENSIONI AUMENTO CON ADEGUAMENTO ISTAT
Gennaio 2012

Busta paga un pochino più pesante per i pensionati a partire dal prossimo genna­io 2012
Si tratta della cosiddetta perequazione automatica (l'ex scala mobile) stimata in un più 2,6%.
 
L'aumento sarà par­ticolarmente contenuto per gli assegni medio-alti, in quanto è stato stabilito un nuovo calcolo che scadrà 31 dicembre, del prossimo biennio, per i trattamenti d'importo superiore a 5 volte il minimo cioè pari  a 2.341,76 euro, ai quali si dovrà aggiungere la clausola di salvaguardia che porterà l’importo sino  a2.400,21 euro. 
 
In  facciamo quindi un  po' di conti:
 
Va anzitutto precisato che l'aumento at­tribuito in via provvisoria lo scorso genna­io, è risultato aumentato a (1,6%) del dato defi­nitivo fornito dall'lstat per il 2011.
 
Ciò vuol dire che oc­corre procedere al  con­guaglio del 2011 (1,4% -> 1,6%) con il vecchio sistema..
 
Nel frattempo gli enti devono prepararsi al rinnovo dei mandati di paga­mento per il 2012, sulla base dell' un apposito decreto del mini­stro dell'economia,  di  concer­to con il ministro del lavoro, il valore provvisorio, stando ai  calcoli (basati sugli ultimi dati Istat), sono pari all'2,6%, indice costruito sulla base del valo­re medio registrato lo scorso settembre.
 
Pensioni minime.
 
Con l'in­cremento dell'2,6% l'importo del trattamento minimo sale a 468,35 al mese.
  
Superiori al minimo.
 
Per le pensioni d'importo superio­re al trattamento minimo, l'ali­quota percentuale di aumento si applica a scalare, secondo determinate fasce d'importo.
 
  • In parole più semplici, questo significa che nel biennio 2012-2013 gli aggiornamenti avranno  il seguente andamento:100% dell'indice Istat sull'importo mensile sino a tre volte il trattamento minimo, e 90 % sulla quota mensile eccedente tre volte l'importo del trat­tamento minimo sino a 5 volte il minimo (fascia 1405,06 -> 2341,76).
 
Di conseguenza, l'aumento per l'anno prossimo sarà così articolato:
 
 
  • 2,6% (ossia l'aliquota in­tera) sulla fascia di pensione mensile sino a 1.405,05euro, il triplo del minimo;
  • 2,34% ( 90% dell'incremento) sulla fascia compresa tra 1.405,06 e 2.341,76,85 euro, cinque volte il minimo 2011; (con la formula di salvaguardia  sino a € 2.400,21)
 
  • Per le pensioni superiori a 5 volte il minimo il calcolo sarà il seguente:
€ 1405,05 * 2,6* 70% = 25 euro aumento di pensione mensile .
 Il Segretario Nazionale Agenzia Pensionati
                                                                                                Gianfranco Staderini

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