
Confederazione Italiana di Unione delle Professioni Intellettuali
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COMUNICATO STAMPA
LA CIU PONE I PALETTI SULLA RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE E DELLA RAPPRESENTANZA.
La
Giunta Esecutiva Confederale della CIU riunitasi oggi a Roma, esprime il
rammarico per la mancata convocazione delle Organizzazioni delle Elevate
Professionalità, membri del CNEL e firmatari dell’accordo del 29 febbraio 2009,
per il tavolo di consultazione sulla rappresentanza e la contrattazione,
convocata da Confindustria.
Fermo restando la piena validità dell’accordo del febbraio 2009 sulla contrattazione aziendale, la CIU esprime riserve riguardo la dichiarazione confindustriale relativa all’estensione “Erga Omnes”, per via legislativa dei contratti nazionali, in quanto una legge analoga, è stata già sanzionata per incostituzionalità qualche decennio addietro.
Quanto alla rappresentanza sindacale la CIU ritiene indispensabile che nella nuova contrattazione si tenga ampiamente conto della suddivisione delle rappresentanze di interessi dei prestatoti di lavoro in base all’art. 2095 del codice civile e della specificità di rappresentanza riconosciuta alla categoria dei quadri anche dalla legge del CNEL (Legge 936/86), sino alle più recenti sentenze della Magistratura.
Nel contempo la CIU dichiara sin da ora, di non riconoscere accordi stabiliti in sedi in cui non la vede parte contraente, tanto più quando, come sinora avvenuto, la parte sindacale viene scelta dalla parte padronale.
Riguardo alla riforma fiscale, la CIU, che ha partecipato alle quattro Commissioni istituite dal Ministro Tremonti, rinnova la richiesta di trasferimento di parte dell’IRPEF all’imposizione indiretta (IVA) e comunque la possibilità di recupero di imposta assoggettando i grandi patrimoni nella stessa misura in cui vengano trattati in Francia.
Infatti è necessario, ad avviso della CIU, avvicinarci ad un sistema fiscale europeo, anche per favorire le esperienze e la mobilità dei giovani, fattori oggi rilevanti per un’occupazione corrispondente ai titoli di studio conseguiti.
In tale contesto va raddoppiata la misura dei redditi di lavoro connessi alla produttività, attualmente assoggettati all’aliquota del 10% portandoli da 40.000 euro ad almeno 80.000 euro annui.
Roma, 24 giugno 2011